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Fiera Milano - Milan Fair

STORIA:
Nell’aprile del 1920, grazie all’iniziativa di otto imprenditori, nasce nel capoluogo lombardo la prima Fiera Campionaria. Organizzata a Milano sui Bastioni di Porta Venezia, può vantare la bellezza di 1200 espositori, di cui quasi un terzo stranieri.
Solo due anni dopo, approfittando del Regio Decreto di Vittorio Emanuele III del 1° luglio 1922, viene inaugurato l’Ente Autonomo Fiera Internazionale di Milano.
Nel 1923 Fiera Milano si trasferisce nell’antica Piazza delle Armi, area periferica acquistata dall’Ente Autonomo Fiera Internazionale di Milano e sede ufficiale della Fiera fino al trasferimento degli uffici e della maggior parte degli spazi espositivi nel nuovo quartiere di Rho Pero, nel 2006.
Dopo gli anni bui del fascismo e i rilevanti danni subiti dai padiglioni durante il secondo conflitto mondiale, Fiera Milano riprende a pieno ritmo la sua crescita con la costruzione del grande palazzo delle Nazioni (Palazzo Cisi), sede deputata a ospitare le delegazioni ufficiali.
Il 12 settembre 1946 la Fiera Campionaria Internazionale inaugura la nuova Fiera Milano che, con l’adesione dell’Unione Sovietica nel 1951 diventa, in piena guerra fredda, il più importante snodo commerciale tra Est e Ovest.
Inoltre contruibuisce in prima persona al boom industriale del nostro paese, affermandosi fuori dai confini nazionali come il simbolo più noto e riconoscibile del Made in Italy.
Nel 1985 la Fiera Campionaria lascia definitivamente il passo alla grande Fiera d’Aprile, che segna lo spartiacque decisivo dell’attività espositiva dalla formula della mostra campionaria a quella delle manifestazioni settoriali specializzate che noi tutti conosciamo oggi.
Nel 1997 nell’aerea di Portello vengono aperti tre nuovi enormi padiglioni che incrementano di oltre 70mila metri quadrati lordi la superficie espositiva di Fiera Milano, portandola alla cifra record di 348mila metri.
La svolta amministrativa e legale avviene nel 2000, quando l’Ente Autonomo Fiera Internazionale di Milano modifica in parte il proprio statuto, riconoscendo a tutti gli effetti come Fondazione.
La Fondazione Fiera Milano diventa quindi proprietaria di immobili e marchi, ma affida le attività operative a Fiera Milano Spa, società controllata che diventa responsabile della gestione degli spazi espositivi e congressuali e opera come vera e propria società di servizi, alla ricerca continua di efficienza e profitto.
Dopo l’entrata in Borsa nel dicembre 2002, Fiera Milano spa amplia il suo raggio di azione ed estende la gamma di servizi offerti soprattutto nei rami della ristorazione, editoria tecnica e internet.
Tre anni dopo, nel marzo del 2005, il quartiere generale di Fiera Milano si trasferisce nella zona di Rho Pero, nell’hinterland milanese, a circa 10 km dal centro di Milano.
La nuova sede ospita un complesso di 345mila metri quadrati espositivi al coperto e altri 60mila all’aperto, distinguendosi per un’ottima logistica, una flessibilità degli spazi e servizi logistici e tecnologici all’avanguardia.
Nel 2008 Milano riesce ad aggiudicarsi l’Esposizione Universale del 2015, svolgendone un ruolo decisivo nella promozione e realizzazione di questo importantissimo evento, destinato a rilanciare la città e il suo hinterland sulla scena internazionale e ad accelerare il suo rinnovamento urbanistico e infrastrutturale.
Parte del clamoroso successo dell’Esposizione Universale, detta più comunemente Expo 2015, lo si deve proprio a Fiera Milano e alla sua capillare organizzazione, con due interi padiglioni a disposizione dell’evento e un servizio di supporto eccellente a partire dall’allestimento e la logistica fino alla ristorazione e alla gestione delle strutture.
MiCo

MiCo - Milano Congressi.
E' fra i più grandi centri congressi d’Europa e del mondo, capace di accogliere fino a 18.000 persone in circa 70 sale conferenze caratterizzate d elevata flessibilità e dotazioni tecnologiche d’avanguardia È dotato di due sale plenarie, da 4.000 e 2.000 posti e di un Auditorium da 1.500 posti, ideale per i grandi eventi e per i congressi internazionali che richiedono un elevato numero di sale. A supporto delle sale convegno vi sono 54.000 mq espositivi che possono essere allestiti come ulteriori sale plenarie con capienze superiori a 5.000 posti.
Il progetto del MiCo-Milano Congressi porta la firma dell’architetto Mario Bellini per gli esterni e dell’architetto Pierluigi Nicolin per l’organizzazione degli spazi interni. Nasce dalla riconversione a destinazione congressuale dei padiglioni 5 e 6 del Portello di fieramilanocity, progettati alla fine degli anni '90 dallo stesso Mario Bellini e dall’aggregazione alla struttura congressuale esistente.
Massima attenzione è stata dedicata all’armonico inserimento del nuovo complesso nel tessuto urbanistico circostante, alla sua sostenibilità energetica e all’eccellenza architettonica, di grande originalità e forte impatto: la suggestiva copertura di 15mila metri quadrati - chiamata Cometa – che riveste e unifica i diversi corpi di fabbrica sottostanti.
Montestella Park

Migliaia di persone ci passano accanto ogni giorno senza sapere bene cosa sia. Molti lo utilizzano come punto di riferimento per dare indicazioni stradali: “Arriva fino al Monte Stella, superalo e poi vai a sinistra”. Per molti altri invece è un bel parco con tanto di collinetta per fare footing o una passeggiata in un fine settimana di bel tempo. E in effetti è così: il Monte Stella di Milano, che i milanesi di una volta chiamano ancora “la montagnetta di San Siro”, fa parte delle abitudini quotidiane di una grande città dove il ritmo della vita lascia poco spazio per guardarsi attorno.
Tuttavia, anche se osservato distrattamente il Monte Stella può sembrare una semplice protuberanza del terreno stretta fra svincoli autostradali e quartieri residenziali, vista un po’ più da vicino non è così. Già il semplice fatto che Milano, città piatta se ne esiste una, sia dotata di una collina, dovrebbe far sorgere qualche sospetto, ma come dicevamo la velocità della vita moderna non lascia molto spazio per riflettere su ciò che ci circonda e allora ecco una valida ragione per raccontare la storia del Monte Stella, che partito come cumulo di macerie è diventato uno dei simboli della città dove nel 2003 è stato aperto il primo Giardino dei giusti in Italia.
Nella Primavera del 1944 Milano era un cumulo di macerie. Dopo mesi di bombardamenti a tappeto degli alleati, molti palazzi erano stati praticamente rasi al suolo. I milanesi erano in ginocchio e l’allora Podestà, Piero Parini, un fascista della prima ora, decise il 2 aprile di lanciare una sottoscrizione per un prestito pubblico mirata a risanare le casse pubbliche. Il nome prescelto fu prestito “Città di Milano”, ma alla storia è passato come “Prestito Parini”. Nonostante il Comitato di liberazione avesse detto a chiare lettere che, finta la guerra, il prestito non sarebbe stato riconosciuto, i milanesi risposero comunque alla grande e la somma stabilita di un miliardo di lire venne coperta nel giro di pochi giorni. Parte di quella somma fu subito spesa per smaltire le macerie. Per strada c’era di tutto: pezzi di muro, balconi crollati, tetti diroccati, tavoli, armadi, letti. Come punto di conferimento, l’amministrazione cittadina decise di utilizzare alcune cave periferiche e una in particolare, più grande delle altre e piena d’acqua, era l’ideale: la cava vicino a San Siro. La storia del Monte Stella, o della montagnetta di San Siro così come la chiamano i milanesi di una volta, iniziò così. Un po’ per caso e un po’ per necessità in un giorno di Primavera di oltre 70 anni fa e da quel momento è diventata a suo modo uno di luoghi più interessanti ed evocativi di Milano.
E già, direte voi, il capoluogo può contare su monumenti di ben altro spessore per farsi rappresentare da un punto di vista iconografico, ma nessuno di loro può essere considerato come la “tomba della case dei milanesi”. La sotto, sotto quei prati, quegli alberi e quelle siepi ci sono i resti delle abitazioni di mezza Milano. Una bellissima canzone scritta dal cantautore Nino Rossi negli anni Sessanta e interpretata magistralmente da Nanni Svampa dice proprio così: “Muntagneta de San Sir, tumba dei noster ca’…”. Sulle note di uno swing gentile racconta la storia di quel “muntun de tera” e nonostante la drammaticità dei versi, la canzone riesce a strappare un sorriso malinconico.

Tuttavia, perché la montagnetta di San Siro diventasse a tutti gli effetti il Monte Stella fu necessario un passo ulteriore. Anzi, un’intuizione geniale, quella di Paolo Bottoni, l’architetto urbanista che nel Dopoguerra progettò il quartiere QT8. Un giorno, guardando quel cumulo di macerie che cresceva ininterrottamente, pensò di trasformalo in una vera montagna. I lavori iniziarono nel 1949 e durarono una ventina d’anni. Al termine, la superficie passò da quasi 24 mila metri quadrati a oltre 190 mila per un’altezza di circa 100 metri e l’architetto decise di dedicare quella montagna fatta di sofferenza e dolore all’amata moglie Stella, scomparsa nel 1956. Ma come si conviene a ogni storia che si rispetti, anche quella del Monte Stella ha un piccolo mistero da svelare: siamo sicuri che tutte le macerie della Milano distrutta dai bombardamenti siano la sotto? Prima di alzare il velo su questo piccolo giallo vale però la pena proseguire nel racconto delle mille trasformazione del Monte Stella. Dopo una fase intermedia piuttosto difficile fra gli anni Sessanta e Settanta, quando a Milano giravano parecchi tipi che avevano scambiato quella collina per una discarica di auto rubate e cadaveri, alla fine degli anni Settanta arrivarono gli alberi, circa 600 piante trasportate direttamente dalla Toscana fra cui olmi, aceri, robinie, carpini, faggi e pini. Poi, la fantasia dei bambini dei quartieri vicini che dopo ogni nevicata prendevano d’assalto il monte con slittini e sci ispirò il Comune.
Per tre inverni consecutivi, quelli del 1982, del 1983 e del 1984 la “montagnetta de San Sir” cantata da Svampa venne trasformata in stazione sciistica. Il lato Ovest del Monte Stella venne attrezzato con impianti di risalita, illuminazione e neve artificiale e una pista di circa 250 metri lungo la quale venne organizzato lo “Slalom di Natale”. Il successo fu immediato. Furono allestite gare per i classificati Fisi, gare femminili, gare aziendali, slalom riservati ai manager e, padroni di non crederci, ma le cose stanno veramente così, anche un parallelo al quale partecipò un giovanissimo Alberto Tomba che vinse battendo Erlacher. Per vedere le immagini di quella discesa basta cliccare su YouTube. Sempre negli anni Ottanta il Monte Stella diede il nome anche a una radio locale: Radio Monte Stella, appunto, dove ebbe un discreto successo una trasmissione che andava in onda nel primo pomeriggio con Giorgio Porcaro, che al tempo interpretava il “terruncello” in giro per Milano a bordo di una 128 Krups. E sempre nei ruggenti Ottanta il Monte Stella divenne location per grandi concerti e per alcune edizioni della Festa dell’Unità.




